Con il Decreto Direttoriale del 10 giugno 2026 (Vedi QUI), il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha approvato i modelli ufficiali e le istruzioni operative per accedere al nuovo Iperammortamento ovvero la misura con cui, in continuità con i Piani Transizione 4.0 e 5.0, il Governo intende sostenere il processo di trasformazione digitale ed energetica del sistema produttivo nazionale.
La piattaforma informatica per la prenotazione delle agevolazioni sul portale del GSE è attiva dal 12 giugno 2026. Tuttavia, sul piano pratico, il provvedimento conferma un fortissimo limite per il settore degli studi professionali: l’agevolazione, infatti, è riservata esclusivamente ai titolari di reddito d’impresa. Nel mondo odontoiatrico, quindi, possono accedere alla misura i soggetti che esercitano l’attività in forma societaria producendo reddito d’impresa, comprese, ma non in modo esclusivo, le Società tra Professionisti (STP) costituite in forma di società di persone, di capitali e cooperative.
Il discrimine individuato dalla normativa non è, infatti, la qualifica di STP, bensì la titolarità di reddito d’impresa a qualsiasi titolo.
Restano purtroppo esclusi gli studi monoprofessionali e gli studi associati, poiché per il fisco producono reddito da lavoro autonomo.
Come funziona l’agevolazione
La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Sul piano operativo non si tratta di un credito d’imposta compensabile in F24, ma di una maggiorazione, ai fini delle imposte sui redditi, del costo di acquisizione dei beni nuovi. In altre parole la misura genera una riduzione dell’imponibile, aumentando nel tempo le quote deducibili. La legge 199/2025 prevede una maggiorazione scaglionata per fasce di investimento. Per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro viene prevista una maggiorazione del 180% del costo del bene.
Quali investimenti sono agevolabili?
Nel piano di investimento possono essere inserite due precise categorie di beni nuovi:
- Tecnologie digitali beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica (es. riuniti evoluti, scanner intraorali, radiologici 3D/CBCT e 2D digitali (fosfori), stampanti e fresatori 3D) che devono essere tassativamente interconnessi al sistema gestionale dello studio.
Sul punto merita attenzione il tema dei software gestionali utilizzati dagli studi odontoiatrici. Negli ultimi anni si è infatti assistito ad una crescente diffusione di piattaforme cloud-based (SaaS) che consentono la gestione integrata delle attività senza ricorrere a server locali.
Sotto il profilo tecnico, le architetture cloud devono garantire non una semplice conservazione dei dati, ma un’effettiva interconnessione bidirezionale con le apparecchiature dello studio, assicurando lo scambio automatico di dati e informazioni richiesto dalla disciplina di Transizione 4.0 e 5.0.
Sotto il profilo fiscale, va evidenziato che il decreto attuativo MIMIT-MEF ha tuttavia escluso dal perimetro agevolabile i software fruiti in modalità cloud/SaaS, riservando il beneficio ai soli beni acquisiti in proprietà o in licenza d’uso pluriennale e dunque ammortizzabili secondo i principi contabili. I canoni periodici di abbonamento, qualificandosi come costi di esercizio e non come
investimenti capitalizzabili, restano pertanto fuori dall’iperammortamento.
La questione non è tuttavia definitivamente chiusa. Le critiche provenienti dal mondo produttivo, circa l’esclusione di una componente così rilevante dei processi di digitalizzazione, hanno infatti spinto il Parlamento ad affrontare il tema: il 6 giugno
2026, in risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-05448 in Commissione Attività Produttive della Camera, il MIMIT ha segnalato che si sta lavorando a una possibile estensione dell’agevolazione ai software cloud. Occorre però sottolineare che un’apertura in tal senso richiederebbe una modifica normativa esplicita, con la necessaria individuazione delle relative coperture finanziarie: non si tratta quindi di un percorso né breve né scontato.
Allo stato attuale, per gli studi che intendono beneficiare dell’iperammortamento, rimane preferibile strutturare l’acquisto del
software come licenza pluriennale ammortizzabile, in attesa di eventuali sviluppi.
- Autoproduzione di energia da fonti rinnovabili: impianti per l’energia rinnovabile (es. fotovoltaico) e relativi sistemi di stoccaggio/batterie destinati all’autoconsumo dello studio. Il decreto fissa un limite tecnico: il dimensionamento dell’impianto non può superare il 105% del fabbisogno energetico medio dello studio, calcolato sui consumi dell’anno precedente.
La procedura sul portale GSE
Per potere usufruire della misura, i soggetti beneficiari devono inviare
telematicamente al GSE tre comunicazioni standard:
- la comunicazione preventiva (per bloccare i fondi);
- la comunicazione di conferma (per attestare l’avanzamento dei lavori e l’acconto del 20%);
- la comunicazione di completamento a investimenti ultimati e interconnessi, entro il termine ultimo del 15 novembre 2028.
Nei modelli andranno indicati i dati dei beni, la data di interconnessione o entrata in funzione e l’applicazione della maggiorazione. Per garantire la conformità e l’effettività degli investimenti, il decreto richiede, infine, un’apposita perizia tecnica asseverata e la certificazione contabile di un revisore.
A testimonianza del maggiore carico burocratico rispetto alle tradizionali misure di valorizzazione fiscale degli investimenti, vengono infine previsti due ulteriori adempimenti periodici finalizzati al monitoraggio continuo, sotto forma di comunicazioni da inviare entro il 20 gennaio (report sui costi sostenuti e le previsioni di utilizzo) e il 30 giugno (piano di ammortamento e le quote di incentivo effettivamente imputate a bilancio annuale), nei confronti dei beneficiari.
Il Segretario sindacale nazionale ANDI
Lauro Ferrari
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