Secondo uno studio del College of Dentistry della New York University, l’intensità del dolore sofferto da un paziente affetto da tumore del cavo orale sarebbe indicativa di processo metastatico in atto; questa scoperta potrebbe condurre nel futuro alla possibilità di costruire nuovi test per il paziente oncologico, oltre che orientare correttamente la scelta operatoria del medico curante.

  Pubblicato a Settembre da Scientific Reports, un giornale open access sussidiario di Nature Research, “Oncogenes overexpressed in metastatic oral cancers from patients with pain: potential pain mediators released in exosomes” parte da un questionario sviluppato dagli autori e proposto a 72 pazienti affetti da tumore del cavo orale, al fine di documentare l’intensità del dolore nei momenti antecedenti all’ operazione di asportazione chirurgica relativa alle aree interessate. Nonostante molti pazienti abbiano riportato di provare un dolore generalizzato, tra quanti hanno evidenziato una condizione algica acuta erano più frequenti i pazienti con metastasi in atto, che spesso andava a interessare i linfonodi del collo. Da questi dati preliminari, si è trovata una prima conferma alla teoria di come il dolore possa essere un indicatore di metastasi.  “Anche se quello che abbiamo completato si qualifica solamente come uno studio preliminare, da proseguire, i dati in nostro possesso già confermano che il gradiente di dolore provato da un paziente si configuri come un parametro da non sottovalutare, in grado di prevedere una fase metastatica al pari di altri indicatori già comunemente utilizzati, come la capacità del tessuto tumorale di espandersi ad altri tessuti circostanti,” ha affermato al servizio stampa della NYU l’autrice dello studio, la dottoressa Aditi Bhattacharya, Ph.D.

  Per capire la ragione per la quale il tumore in fase metastatica possa risultare più doloroso, i ricercatori guidati dalla Dr.ssa Bhattacharya hanno esaminato le discrasie nelle espressioni geniche presenti tra pazienti che avevano dichiarato forte dolore e si trovavano in fase metastatica, e quelli che non provavano eccessivo dolore e non si trovavano in fase metastatica. Grazie a questa comparazione, sono stati individuati 40 geni che venivano espressi con frequenza maggiore nel caso di tumori in fase metastatica causanti alti livelli di dolore; questo ha suggerito come i geni identificati siano collegati alla metastasi del tumore del cavo orale e, teorizza lo studio, siano essi stessi causa del dolore accusato dai pazienti.

  Difatti, una delle cause del dolore provato dai pazienti in esame è attribuibile al rilascio da parte del tessuto tumorale di determinati mediatori in grado di intaccare i tessuti circostanti e di aumentarne la ricettività agli stimoli; da cui, il dolore. Molti tra i 40 geni identificati dallo studio codificano per alcune proteine trovate normalmente all’interno degli esosomi, piccole vescicole extracellulari che si allontanano dalla cellula madre e possono essere recepite da altre cellule. Lo studio sottolinea come questo meccanismo potrebbe essere quello grazie al quale le cellule cancerogene possano arrivare a interessare le terminazioni nervose, causando il dolore. In laboratorio, i ricercatori hanno iniettato nelle zampe dei topi fluido extracellulare proveniente da cellule affette da tumore orale cresciute in coltura; solo gli animali a cui era stato somministrato materiale provenienti dagli esosomi hanno fatto registrare un aumento del dolore provato. “I geni che siamo riusciti a identificare sono gli stessi che vengono targettati dalle terapie antalgiche che mirano ad attaccare i tumori. Inoltre, gli esosomi che si scindono da cellule tumorali possono essere rintracciate nella saliva, nel sangue e nelle urine, offrendo potenzialmente la chiave per test molecolari diagnostici in grado di rilevare e quantificare il rischio metastatico presente,” ha commentato la dottoressa Donna Albertson, Ph. D., docente al dipartimento di chirurgia maxillo facciale della NYU e membro del Bluestone Center for Clinical Research, coautrice dello studio.

  Quando il tumore del cavo orale comincia ad interessare i linfonodi del collo, le speranze di guarigione del paziente risultano letteralmente dimezzate, ricorda lo studio. Dato che, allo stato attuale delle tecnologie a nostra disposizione, la diagnosi di una metastasi ai linfonodi risulta spesso difficoltosa, nella maggior parte dei casi un intervento chirurgico per rimozione del tumore orale parte da una rimozione preventiva dei linfonodi, nonostante la ricerca abbia dimostrato come nel 70% dei casi questo intervento preoperatorio risulti inutile. “Medici e ricercatori sono da anni alla ricerca di marcatori biologici sicuri, in grado di prevedere la metastasi con un buon grado di accuratezza,” ha continuato la Dr.ssa Bhattacharya, anche lei professoressa associata al dipartimento di chirurgia maxillo facciale della NYU e membro del Bluestone Center for Clinical Research. “Dal momento che i dati riportano come il paziente con tumore al cavo orale in fase metastatica accusi livelli di dolore molto elevati, abbiamo intuito come il livello di dolore potesse essere rivelatore di metastasi in corso. Grazie a questo studio preliminare, un chirurgo in procinto di operare potrà aggiungere questo parametro al suo processo decisionale, andando a rimuovere i linfonodi ai soli pazienti il cui cancro sia più soggetto a metastatizzare.”

  Lo studio, sovvenzionato da un fondo di ricerca garantito dal National Institute of Health e pubblicato su Scientific Reports, è liberamente consultabile dal link sottostante:

Oncogenes Overexpressed in Metastatic Oral Cancers from Patients with Pain: Potential Pain Mediators Released in Exosomes

Fonte:

https://www.ada.org/en/publications/ada-news/2020-archive/november/nyu-study-shows-oral-cancer-pain-may-predict-likelihood-of-cancer-spreading